La Memoria dei Muscoli e del Tessuto Connettivo: Il Paesaggio del Corpo

“Io non ho un corpo, io sono un corpo”  S. Freud

Il tessuto connettivo collega l’epitelio al resto del corpo. Esso connette le varie parti del corpo, permette la comunicazione. I tessuti connettivi contengono glicoproteine, collagene ed elastina oltre ad acqua, Sali ed elementi plasmatici.  Il tessuto connettivo si sviluppa dal tessuto embrionale mesenchima. Il mesenchima, oltre a produrre tutti i tipi di tessuto connettivo, produce altri tessuti: muscolare, vasi sanguinei, epitelio e alcune ghiandole.

Tra le funzioni del tessuto connettivo ci sono la postura e la propriocezione, oltre al mantenimento dell’equilibrio acido-base, del metabolismo idrosalino, equilibrio elettrico e osmotico, circolazione sanguinea, conduzione nervosa, coordinazione motoria, barriera all’invasione di batteri e particelle inerti, funzione immunitaria (leucociti, mastociti, macrofagi, plasmacellule), processi infiammatori, riparazione e riempimento zone danneggiate, riserva energetica (lipidi), di acqua ed elettroliti.

In circa 4 miliardi di anni di vita su questo pianeta, gli esseri umani si sono evoluti quali aggregati di circa 6 trilioni di quattro diversi tipi di cellule disperse all’interno di un elemento fluido: cellule nervose, specializzate nella conduzione, cellule muscolari specializzate nella contrazione, cellule epiteliali specializzate nella secrezione (enzimi, ormoni ecc.) e cellule connettivali. Ciò che occorre considerare è che le cellule connettivali creano l’ambiente per tutti gli altri tipi di cellule, costruendo sia l’impalcatura che le tiene assieme, sia la rete di comunicazione fra esse. Il tessuto connettivo è in realtà un vero e proprio sistema, questa volta fibroso, che connette tutte le varie parti del nostro organismo.

Il tessuto connettivo crea l’impalcatura interna del corpo.

Fra i vari tipi di tessuto connettivo (tessuto connettivo propriamente detto, tessuto elastico, tessuto reticolare, tessuto mucoso, tessuto endoteliale, tessuto adiposo, tessuto cartilagineo, tessuto osseo, sangue e linfa), la fascia connettivale riveste un particolare interesse dal punto di vista posturale.

Questa guaina ricopre il corpo estendendosi dal cranio, a livello della mascella e della base craniale con cui è fusa, da qui si dirige verso gli arti superiori (fino a fondersi con la fascia superficiale a livello del palmo della mano) e anteriormente passa sotto i muscoli pettorali, ricopre i muscoli intercostali e le coste, l’aponeurosi addominale e si connette alla pelvi. La fascia profonda gira posteriormente connettendosi ai processi trasversi e poi alle apofisi spinose vertebrali formando quindi due comparti (destro e sinistro) contenenti i muscoli paravertebrali.

A livello dell’osso sacro, tale fascia forma un “nodo” che si fonde con l’osso in cui convergono i vari compartimenti fasciali del corpo e da cui si diparte la porzione di fascia profonda che percorre gli arti inferiori fino a fondersi con la fascia superficiale, a livello della pianta del piede. Come la fascia superficiale, la fascia profonda è scarsamente vascolarizzata e fornisce vie di passaggio per nervi e vasi. La fascia profonda riveste un’enorme importanza posturale e di protezione della colonna vertebrale.

Il tessuto connettivo ha inoltre una memoria, registra gli eventi che caratterizzano la storia dell’organismo. L’universo e la vita terrena sono caratterizzati da un sistema binario, da un gioco di opposti che crea il movimento della vita e questo è vero anche nel corpo parlando dell’epitelio (la cellula) ed il connettivo. L’infiammazione, che come abbiamo visto, è un processo fondamentale per la Vita stessa, è di competenza del connettivo. La cellula rappresenta il principio maschile che fa e agisce mentre il connettivo è il principio femminile che accoglie, connette e protegge.

Il connettivo ha un ruolo di protezione della cellula.

La Medicina Omeosinergetica rivaluta come centrale il ruolo del connettivo e ristabilisce l’importanza del processo infiammatorio, valorizzando il principio femminile anche in chiave biologica.

Il tessuto connettivo è formato dalla matrice extra cellulare e da cellule come i fibroblasti, macrofagi, mastcellule, linfociti e granulociti. I macrofagi che fagocitano le tossine presenti nel connettivo sono i perni regolatori sia dell’immunità innata (immediata e veloce, fagocitosi-mediata, avviene attraverso i macrofagi) che di quella acquisita (lenta, specializzata, linfocito-mediata, i linfociti riconoscono il batterio grazie all’antigene).

Per la Medicina Omeosinergetica l’infiammazione non è una condizione anomala ma uno stato di salute intensificata, la vita infatti è collegata al calore, non al freddo che simboleggia la morte. Pertanto ogni volta che ci ammaliamo si crea del calore nella zona che ha più bisogno di Vita: la malattia porta caldo, e quindi vita, dove si era creato del freddo, un blocco, una morte simbolica. Spesso le persone che tratto sono infiammate nei punti che a livello simbolico rappresentano la loro problematica biografica e psico-emozionale.

Il fuoco che si crea punta i riflettori su una memoria.

L’infiammazione è funzionale perché permette alla persona di scaricare un accumulo tossico che altrimenti andrebbe a danneggiare gli enzimi e la cellula.

Il tessuto connettivo liberando istamina crea un fuoco infiammatorio, dà il via alla fase combustiva (la più bersagliata dagli allopati) che brucia le tossine rimaste incombuste per evitare che diventino necrotiche.

In questa ottica la recidiva assume una valenza positiva, uno slancio del corpo verso la guarigione. Infatti se si blocca un’infiammazione con un farmaco il dolore sparisce ma le tossine restano congelate nel connettivo e nel tessuto adiposo, pronte ad essere messe di nuovo in circolo per l’eliminazione. Ecco perché spesso si verificano delle recidive e ciò avviene anche nel momento in cui si interviene in modo invasivo con interventi chirurgici su situazioni che potrebbero essere risolte andando a sciogliere la causa. Per esempio, quasi sempre chi subisce un intervento chirurgico per un’ernia al disco ha poi delle recidive e questo perché se i muscoli restano accorciati andranno poi a comprimere altre vertebre.

La soluzione è quindi quella di allentare ed allungare i muscoli e le fasce?

Assolutamente si e insieme va compresa la dinamica, lo stress, il trauma, la situazione che sottende la contrattura, che crea tensione nel corpo. Quindi la soluzione è un lavoro corporeo, che integra il lavoro sul corpo con un lavoro sulle emozioni. I muscoli ed il tessuto connettivo, come i centri energetici lungo la colonna vertebrale, hanno infatti una memoria. Il Metodo MioEquilibrio, integrando questi aspetti, risulta essere molto efficace nel trattamento e nella prevenzione delle problematiche mio-osteo-articolari.

Diamo uno sguardo alla stretta connessione tra tessuto connettivo e personalità.

Gli studi di Stanley Keleman da un punto di vista dinamico, e di Candace B. Pert da un punto di vista più biologico molecolare, hanno assodato oramai da tempo l’inscindibile relazione esistente tra tessuto muscolare, postura e vissuti personali. Stanley Keleman è stato uno dei protagonisti della psicologia umanistica e della bioenergetica. Un pensatore originale con un approccio personale al corpo. Keleman diceva: “Guardatevi allo specchio: sentite come respirate, come state in piedi, come state seduti, come vi muovete, come parlate: è tutto lì”. La separazione dal corpo e la disidentificazione con i processi corporei ci spinge a comportarci come se fossimo piante senza radici.

Impatti emotivi dell’ambiente o sistemi di credenze sono in grado di modificare il nostro corpo in nuovi e sempre mutevoli adattamenti. In particolare, il corpo diventa contenitore di traumi, esperienze rifiutate, o pesi (soma) avvenuti troppo in fretta o non elaborati. Possiamo immaginarlo come un momentaneo deposito nel quale stagnano emozioni non espresse o non indirizzate espressivamente nell’ambiente.

Infatti, liberare in modo risolutivo una tensione corporea non significa applicare una tecnica. La richiesta comune delle persone è spesso quella di togliere un dolore, un male, come se una tensione fosse qualche cosa di esterno a noi, che non ci riguarda personalmente ma semplicemente qualcosa di fastidioso e da eliminare. In questa visione ricadiamo nell’abitudine di vedere il nostro corpo come un oggetto, come un utensile che si è rotto e non funziona bene, e lo portiamo a “riparare” da una persona che conosce bene la “meccanica” del problema e ci elimini il fastidio nel minor tempo possibile, auspicabilmente nella maniera più indolore. Così facendo tralasciamo la connessione tra il nostro corpo e la nostra identità, dimenticandoci che il corpo è lo specchio della nostra vita e del nostro esserci al mondo: ogni tensione è il modo migliore che abbiamo di manifestarci in un momento particolare della nostra esistenza, è una parte di noi che si esprime nel qui ed ora.

Per dare movimento e direzione a queste “esistenze” bloccate, accanto ad ogni manovra sul tessuto connettivo e sui muscoli è importante dedicare uno spazio al respiro, al suono, al dialogo.

La bellezza sta nella plasticità del tessuto connettivo, nella sua incredibile capacità di cambiare forma, stato e funzionamento, oltre al fatto che, in condizioni idonee, esso può tornare allo stato iniziale. Per esempio con il MioEquilibrio, la massa fibrosa, formatasi nei muscoli precedentemente stressati, incomincerà a sciogliersi e a scomparire.

I muscoli producono il movimento e, poiché il movimento è vita, possiamo concludere che i muscoli sono il simbolo della vita, quasi un archetipo. Non è un azzardo: dove c’è vita, lì c’è un muscolo che muove qualcosa, un muscolo che si contrare e si rilascia per poi essere nuovamente pronto a contrarsi. Quindi un problema che si presenta nella vita non può non coinvolgere, in qualche modo, anche i muscoli.

Le tensioni muscolari parlano di noi. Si tratta di concetti che ruotano intorno ai temi del sovraccarico, della paura, del conflitto, della resistenza, del rifiuto, della non espressione di Sé. Le tensioni muscolari ci raccontano, in molti casi, qualcosa di noi che non conosciamo. Sappiamo, magari, di essere in ansia, ma non così tanto. Sappiamo di vivere in un compromesso, ma siamo convinti di farcela senza problemi, e invece ecco la tensione, il sintomo che ci ricorda la difficoltà che abbiamo nel mantenerci in equilibrio in questo stato di cose.

Maria Elisa Marchiani

https://www.mioequilibrio.it

 

 

 

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